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sabato, 05 gennaio 2008

Ho quarant'anni qualche acciacco troppe guerre sulle spalle
Troppo schifo per poter dimenticare
Ho vissuto il terrorismo stragi rosse stragi nere
Aereoplani esplosi in volo e le bombe sopra i treni

Ho visto gladiatori sorridere in diretta
i pestaggi dei nazisti e della nuova destra
Ho visto bombe di stato scoppiare nelle piazze
E anarchici distratti cadere giù dalle finestre

Ma ho un armadio pieno d'oro di tangenti e di mazzette
Di armi e munizioni di scheletri e di schifezze
Ho una casa piena d'odio, di correnti e di fazioni
Di politici corrotti, i miei amici son pancioni,

Puttanieri, faccendieri e tragattini
Sono gobbi e son mafiosi massoni piduisti e celerini.

Ho quarant'anni spesi male fra tangenti e corruzioni
Ho comprato ministri faccendieri e giornalisti
Ho venduto il mio di dietro ad un amico americano
E adesso cerco un'anima anche di seconda mano

Ma ho un armadio pieno d'oro...

Ho quarant'anni ed un passato non proprio edificante
Ho massacrato Borsellino e tutti gli altri
Ho protetto trafficanti e figli di puttana
E ho comprato voti a colpi di lupara

Ma ho scoperto l'altro giorno guardandomi allo specchio
Di essere ridotta ad uno straccio
Questo male irreversibile mi ha tutta divorata
È un male da garofano e da scudo crociato


postato da: Hemmet alle ore 19:07 | Permalink | commenti (4)
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giovedì, 20 dicembre 2007

25, è il Natale. Andiamo tutti insieme a brindare
per il Ruanda, l'Etiopia. In Venezuela o in India
oggi muoiono i bambini, BUON NATALE!
Natale di fame e dolore. E' nato il figlio di Dio.
Il messia che ci guida, ci offre la sua filosofia.
Nessuno capisce il figlio di Dio.
La mia famiglia comincia a cantare. E nell'ambiente c'è felicità
In compagnia dimentichiamo l'agonia dei popoli
dove non esiste il Natale.
Cantiamo, fratelli, tutti insieme verso il Vaticano
Caccia i soldi, CAZZO! che muoiono bambini per inattività.
Un affare milionario con la fede dei cristiani
che utilizzano Gesù come il'eterno Salvatore.
Gesù Cristo era un tipo normale, pacifista, intellettuale,
sempre dalla parte dei poveri, difendendo i loro valori,
sempre contro al capitale.
Crocifisso come un animale, difendendo un ideale.
L'abuso di ricchezza si trasforma nella miseria più ingiusta dell'umanità.
La mia famiglia comincia...
Cantiamo, fratelli, tutti insieme...
Fu la Chiesa che si diede da fare
e dalla sua morte creò un affare.
Il Vaticano è un impero che divora con astuzia
predicando per la carità.
25, è il Natale. Andiamo tutti insieme a brindare
per un rivoluzionario che tentò di cambiare il mondo,
il primo hippie dell'umanità.
La mia famiglia comincia...
Cantiamo, fratelli, tutti insieme...
Il Natale, il Natale, E' LA SOCIETA' DEL CONSUMISMO.
MENZOGNA, MENZOGNA, il Natale è menzogna, MENZOGNA...

postato da: Hemmet alle ore 22:10 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, 17 dicembre 2007

"Mi hai rubato l'esistenza
Mon amour
Soffocato la speranza
Hasta cuando
Hai inquinato la mia vita
Tous les jours
Sei il veleno che è in me
Hai aperto le mie vene
Por favor
Mi hai costretto alle catene
Olvidado
Calpestato la mia ombra
S'il vous plait
Sei il veleno che è in me
Sei il veleno che è in me
Notte di luna nera
Noche de soledad
Notte di luna nera
Noche de rebellion
Mi cancelli la memoria
Mon amour
Hai truccato le mie carte
You're a junkie
Mi hai bruciato tutti i libri
Todo el dia
Sei il veleno che è in me
Mi hai buttato giù in galera
Olvidado
Hai gettato via le chiavi
Hasta cuando
Eliminato dalla Storia
Mon amour
Sei il veleno che è in me
Sei il veleno che è in me
Notte di luna nera
Noche de soledad
Notte di luna nera
Noche de rebellion"


postato da: Hemmet alle ore 18:10 | Permalink | commenti (3)
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domenica, 16 dicembre 2007

In questa Italietta dove non sappiamo più a quale santo votarci...in quetsa Italietta dove le toghe ssono rosse perchè indagano su un uomo per bene e il governo porta alle lacrime alcuni magistrati...in questa Italietta dove ti chiudono il microfono se non sei servo della gleba...in quetsa Italietta della famiglia sacra con i nostri rapresentanti che sia nella vita privata che in politica si divorziano e si risposano dando luogo a spettacoli di basso contenuto...in questa Italietta dove la casa è un diritto naturale ma la celere sta sbattendo sulla strada un sacco di persone...in questa Repubblica fondata sul lavoro che è un miraggio per tante persone sia trovarlo che mantenerlo...in questa Italietta di Pace che ha deciso di andare in missione non con le tonache birmane ma con gli elicotteri...NON PENSO FOSSE QUESTA L'ITALIA CHE SOGNAVANO MA CE L'HANNO MESSA TUTTA!

Una mattina mi son svegliato
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
Una mattina mi son svegliato
Eo ho trovato l'invasor

O partigiano porta mi via
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
O partigiano porta mi via
Che mi sento di morir

E se io muoio da partigiano
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
E se io muoio da partigiano
Tu mi devi seppellir

Mi seppellire lassù in montagna
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
Mi seppellire lassù in montagna
Sotto l'ombra di un bel fiore

E le genti che passeranno
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
E le genti che passeranno
Mi diranno: "Che bel fior"

È questo il fiore del partigiano
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
È questo il fiore del partigiano
Morto per la libertà

 

"Nessuna conquista è per sempre, c'è sempre qualcuno interessato a togliertela! Per cui resistere è non solo un dovere ma anche una necessità dei giovani altrimenti non si va avanti"

postato da: Hemmet alle ore 16:46 | Permalink | commenti
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domenica, 09 dicembre 2007

Nuova settimana appuntamento con la sorte
incominci a lavorare c'è pericolo di morte
sempre più frequente come un morbo che dialaga
come un premio produzione non previsto in busta paga

angoscia e pianto per decenni tra l'amianto
per chi si ammalava e in fondo si aspettava
un aumento che è arrivato per davvero
ma era quello della tassa dentro al cimitero

morire di lavoro no
da non dimenticare si lavora per mangiare
la vita non si timbra mai
nessuno vale più di voi

fioccano le targhe le parole di dolore
dirigenti dispiaciuti era un gran lavoratore
mentre si discute sull'articolo 18
per chi del licenziamento vuole farne il proprio motto

adesso si reclutiamo gli immigrati
senza rischio senza nome operai fidati
salari bassi niente spese o contributi
e in caso d'incidente son perfetti sconosciuti
PUNKREAS

"C'erano cinque estintori ma quattro non funzionavano.

Noi gridavamo e quelli che erano lì per cercare di salvarci non potevano fare niente.

Gli idranti erano bucati.

Schizzavano fuori, buttavano acqua in faccia ai soccorritori, mentre le fiamme ci divoravano e noi li pregavamo di non lasciarci soli"

FABIO SIMONETTA

uno dei feriti nell'incendio della Thyssenkrupp di Torino

postato da: Hemmet alle ore 12:54 | Permalink | commenti (2)
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sabato, 08 dicembre 2007

Finalmente uno sguardo sensibile e commosso...che esula dai luoghi comuni e dalle ideologia che rende vicinanza e solidarietà a entrambe le linee perche dinnanzi alla morte sfioriscono i colori delle bandiere

Genova, schiacciata sul mare, sembra cercare
respiro al largo, verso l'orizzonte.
Genova, repubblicana di cuore, vento di sale,
d'anima forte.
Genova che si perde in centro nei labirintici vecchi carrugi,
parole antiche e nuove sparate a colpi come da archibugi.
Genova, quella giornata di luglio, d'un caldo torrido
d'Africa nera.
Sfera di sole a piombo, rombo di gente, tesa atmosfera.
Nera o blu l'uniforme, precisi gli ordini, sudore e rabbia;
facce e scudi da Opliti, l'odio di dentro come una scabbia.
Ma poco più lontano, un pensionato ed un vecchio cane
guardavano un aeroplano che lento andava macchiando il mare;
una voce spezzava l'urlare estatico dei bambini.

Panni distesi al sole, come una beffa, dentro ai giardini.
Uscir di casa a vent'anni è quasi un obbligo, quasi un dovere,
piacere d'incontri a grappoli, ideali identici, essere e avere,
la grande folla chiama, canti e colori, grida ed avanza,
sfida il sole implacabile, quasi incredibile passo di danza.
Genova chiusa da sbarre, Genova soffre come in prigione,
Genova marcata a vista attende un soffio di liberazione.
Dentro gli uffici uomini freddi discutono la strategia
e uomini caldi esplodono un colpo secco, morte e follia.
Si rompe il tempo e l'attimo, per un istante, resta sospeso,

appeso al buio e al niente, poi l'assurdo video ritorna acceso;
marionette si muovono, cercando alibi per quelle vite
dissipate e disperse nell'aspro odore della cordite.

Genova non sa ancora niente, lenta agonizza, fuoco e rumore,
ma come quella vita giovane spenta, Genova muore.
Per quanti giorni l'odio colpirà ancora a mani piene.
Genova risponde al porto con l'urlo alto delle sirene.
Poi tutto ricomincia come ogni giorno e chi ha la ragione,
dico nobili uomini, danno implacabile giustificazione,
come ci fosse un modo, uno soltanto, per riportare
una vita troncata, tutta una vita da immaginare.
Genova non ha scordato perché è difficile dimenticare,
c'è traffico, mare e accento danzante e vicoli da camminare.
La Lanterna impassibile guarda da secoli gli scogli e l'onda.
Ritorna come sempre, quasi normale, piazza Alimonda.

La "salvia splendens" luccica, copre un'aiuola triangolare,
viaggia il traffico solito scorrendo rapido e irregolare.
Dal bar caffè e grappini, verde un'edicola vende la vita.
Resta, amara e indelebile, la traccia aperta di una ferita
FRANCESCO GUCCINI

postato da: Hemmet alle ore 18:05 | Permalink | commenti
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lunedì, 26 novembre 2007

Un popolo intero trattiene il respiro e fissa la bara,
sotto al palco e alla fotografia.
La città sembra un mare di rosse bandiere
e di fiori e di lacrime e di addii.

Eravamo all'Osteriola, una sera come tante,
a parlare come sempre di politica e di sport,
è arrivato Ghigo Forni, sbianchè come un linsol,
an s'capiva 'na parola du bestemi e tri sfundon.

"Hanno detto per la radio che c'è stata una disgrazia,
a Padova è stato male il segretario del PCI"
Luciano va al telefono parla in fretta e mette giù
"Ragazzi, sta morendo in compagno Berlinguer".

Pipein l'è andè in canteina
a tor des butiglioun,
a i'am fat fora in tri quert d'ora,
l'era al vein ed l'ocasioun
a m'arcord brisa s'le suces
d'un trat as'sam catee
in sema al treno c'as purteva
ai funerel ed Berlinguer.

A Modena in stazione c'era il treno del partito,
ci ha raccolti tutti quanti, le bandiere e gli striscioni
a Bologna han cominciato a tirare fuori il vino
e a leggersi a vicenda i titoli dell'Unità.

C'era Gianni lo spazzino con le carte da ramino,
ripuliva tutti quanti da Bulagna a Sas Marcoun,
ma a Firenze a selta fora Vitori "al professor",
do partidi quattro a zero dopo Gianni l'è stè boun.

I vecc i an tachee
a recurder i teimp andee,
i de d'la resisteinza
quand'i eren partigian
a'n so brisa s'le cuntee
ma a la fine a s'am catee
in sema al treno c'as purteva
ai funerel ed Berlinguer.

Gli amici e i compagni lo piangono, i nemici gli rendono onore,
Pertini siede impietrito e qualcosa è morto anche in lui.
Pajetta ricorda con rabbia e parla con voce di tuono
ma non può riportarlo tra noi.

Roma Termini scendiamo, srotoliamo le bandiere,
ci fermiamo in piazza esedra per il solito caffè
parte Gianni il segretario e nueter tot adree
per andare a salutare il compagno Berlinguer.

Con i fazzoletti rossi ma le facce tutte scure,
non c'era tanta voglia di parlare tra di noi,
po' n'idiota da 'na ca la tachè a sghignazer,
a g'lom cadeva a tgnir ferem Gigi se no a'l finiva mel.

A sam seimpre ste de dre
e quand'a sam rivee
la piaza l'era pina
"ma quant comunesta a ghè"
a'n g'lom cadeva a veder un caz
ma anc nueter as' sam catee
in sema al treno c'as purteva
ai funerel ed Berlinguer

Pipein l'è andè in canteina
a tor des butiglioun,
a i'am fat fora in tri quert d'ora,
l'era al vein ed l'ocasioun
a m'arcord brisa s'le suces
d'un trat as'sam catee
in sema al treno c'as purteva
ai funerel ed Berlinguer.

Si ringrazia la resistenza dei MODENA CITY RAMBLERS

postato da: Hemmet alle ore 18:12 | Permalink | commenti
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mercoledì, 14 novembre 2007

Mentre si scagliano anatemi e i nuovi esorcisti discutono se come eliminare la nuova emergenza criminalità, TU cittadino non ti incontri in piazza, vuoi evitare gli immigrati e intanto firmi petizioni per mandare via le tribù nomadi accampate sotto casa tua. Scendi in strada per andare a lavorare, mille occhi che ti guardano passare via, mcrocriminali pronti ad assalire...proprio non resisti hai bisogno di fuggire, corri non ti puoi fermare...

Sarà la corsa ma non ti accorgi che il nuovo sfrattato è il tuo vicino di casa, schiacciato dal mutuo che soffoca la sua vita. Un abitazione civile è ciò che rende dignità all'essere umano e concede la possibilità di formare una famiglia, valore irrinunciabile di cui taluni si riempiono la bocca. Precarietà, flessibilità e prestito facile...e si torna ad essere immigrati.

QUANDO SAREMO TUTTI SENZA CASA POTREMMO ANCORA ESSERE RAZZISTI?????

"Ancora al giorno d'oggi ci son tanti
senzatetto
costretti ad usare le panchine come loro
letto
dei vigili convinti di quei fregi comunali
li prendono a scarpate come vogliono i maiali

Sfratto e' il vocabolo dell'anno
padroni insoddisfatti di quei soldi che
gli danno
ma le promesse fatte e le parole molto chiare
luridi trucchetti per poter farsi votare

Fate presto con quel centro commerciale
per stasera lo dovere finire
e per anni queste case popolari
continueranno a marcire
basta coi problemi dell'affitto
non c un privilegio ma un diritto

Strutture evanescenti e palazzi diroccati
che aiutano a gonfiar le tasche agli altolocati
la casa che pretendo anche a costo di occupare
ma il regime che comanda c pronto a sgomberare
crolla il morale della gente
una vita a lavorare che non c servita a niente
ma quando l'alluvione poi l'italia ha violentato
si son rotrovati tutti quanti in mezzo a un prato

Giuro che sarete risarciti
ma momentaneamente i mattoni son finiti
cercate di adattarvi dentro quei prefabbricati
questione di decenni e sarete sistemati."

PUNKREAS

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martedì, 13 novembre 2007
 
Clamorosa svolta nel mondo della scienza, che si avvicina a passi da gigante verso il compimento della “clonazione umana”. Secondo il quotidiano britannico “The indipendent”, infatti, un gruppo di ricercatori statunitensi sarebbe riuscito a creare decine di embrioni clonati da scimmie macaco adulte.

Per tantissimi esperti del mondo scientifico, il risultato ottenuto è l’anticamera della clonazione umana. Un traguardo, quest’ultimo, finora mai raggiunto da un lato per le immense difficoltà tecniche, dall’altro per un’infinità di ragioni etiche.

"Qualcuno pensa che Dolly sia soltanto
un primo esperimento obsoleto fin da quando
con cromosomi e cellule ospitanti
han dato vita a veri replicanti
non mi sorprende che non si sappia niente
dai tempi dell'atomica la scienza è reticente
non mi sorprende ma ormai sono allertato
guardandoti mi sono preoccupato

che sei falsa
tu sei un fac-simile
sei lo strumento di un progetto inconfessabile
falsa
inconsapevole
agente diffusore di un pensiero debole
falsa
la tua memoria è un microchip
falsa
ti ho accarezzato hai fatto "click"
che effetto fa
realizzare che è un droide quello che ti bacerà?
che effetto fa
non distinguere più politica e pubblicità?
che effetto fa, come si sta, come ti va?

niente di peggio di un dubbio irrisolvibile
mi guardo intorno e mi sembra impossibile
sembrano gelidi e privi di emozione
sono il prodotto di una clonazione
mi dici che
mi vedi inquieto e non sai dire perchè
mi dico che
non ti dirò quel che ho scoperto di te

che sei falsa...
... che effetto fa, come si sta, come ti va?
hanno occupato i quotidiani
le radio e le tv
si senton tutti americani
ma quello che non mi va giù
tu mi dici che mi ami e so che sei
falsa
la tua memoria è un microchip
falsa
ti ho accarezzato hai fatto clic"

PUNKREAS

postato da: Hemmet alle ore 17:05 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, 12 novembre 2007

 Oggi più che mai trovo giusto ricordare una tragica mattinata che ha sconvolto la mia città (Ferrara) il 25 Settembre 2005. Non voglio giudicare tantomeno interpretare la natura dei fatti ma credo sia un fatto obbligo divulgare e mostrare a quanti più è possibile come il sangue di un ragazzino ha colorato il marciapiede della mia città...da cui sono fiorite speranza, solidarietà e amore di una madre che combatte all'estremo delle forze per la verità, via attraverso la quale riabbraccia ogni giorno suo figlio...

 

Federico Aldrovandi
La polizia: "E' morto di overdose". I testimoni: "No, lo hanno pestato loro"
25 Settembre 2005
Un diciottenne muore a Ferrara pochi minuti dopo essere stato fermato dalla polizia dalle parti dell'Ippodromo. I giornali locali, a caldo, scrivono di un malore fatale, sembrano alludere a un'overdose. Ma subito saltano fuori particolari inquietanti e contraddizioni. La versione suggerita dalla questura fa a pugni con la relazione di servizio della squadra mobile. E chiunque vedrà il corpo del giovane non riuscirà più a credere a una sola parola della versione ufficiale.
Quello che stiamo per raccontare è successo all'alba del 25 settembre. Una domenica mattina. Ma la vicenda ha oltrepassato da pochissimi giorni le mura della città. Da quando la madre del ragazzo, dopo mesi di inutile attesa della relazione medica, ha deciso di aprire un blog e raccontare i propri dubbi.
Federico Aldrovandi aveva 18 anni, li aveva compiuti il 17 luglio. Viveva a Ferrara, periferia sud, zona di Via Bologna, avrebbe preso la patente la settimana successiva, studiava da perito elettrotecnico, suonava il clarinetto, faceva karate, era un mezzo campione vincitore di molte coppe, bravo in matematica e meno in inglese, impegnato in progetto con Asl e scuola per la prevenzione delle tossicodipendenze. Era un salutista, leggeva le etichette di quello che mangiava. E il sabato sera, con gli amici, andava spesso a Bologna: è lì che ci sono locali, concerti, centri sociali. Così era successo anche quella volta. Erano stati al Link, il concerto reggae era saltato ma la serata era filata via tranquilla. E' vero, Federico aveva preso qualcosa: uno "sniffo" di roba esilarante (una smart drug, naturale e non proibita) più un "francobollo" di Lsd. Nel suo sangue sono state trovate tracce di oppiacei e chetamina, poca roba, però. Nulla che giustificasse un'overdose o un comportamento aggressivo. E poi lui non era proprio un tipo aggressivo. La madre, gli amici, il parroco del quartiere, nessuno lo descrive come è stato descritto dalle veline di Via Ercole I D'Este, dove sta la polizia, e dalle dichiarazioni alla stampa. Erano appena passate le 5 quando il gruppo, tornato a Ferrara, si separa da Federico che decide di fare l'ultimo tratto a piedi, per rilassarsi, è ancora estate, si cammina volentieri. Andrea, Michi, "Burro" e gli altri non lo avrebbero rivisto più.
A questo punto comincia la versione della polizia. Il "contatto" avviene alle 5.47. Una volante sarebbe stata avvertita da una donna abitante in Via Ippodromo, preoccupata dalla presenza di un ragazzo che, forse, camminava in modo strano, forse cantando. Magari farneticava pure, come diranno gli agenti che dicono di averlo fermato e qualche minuto dopo, alle 6.10, avrebbero chiamato il 118.
Otto minuti dopo l'ambulanza lo trova già morto, a terra, con le manette ai polsi, a un passo dal cancello del galoppatoio. Non ci sono i margini per la rianimazione. Qualcosa o qualcuno ha causato l'arresto respiratorio che poi ha bloccato per sempre il cuore del ragazzo che camminava da solo, disarmato, che era incensurato, non stava compiendo alcun reato quella mattina e non aveva mai fatto male a nessuno.
La strada verrà bloccata per più di cinque ore. Nel quartiere si sparge la voce che è morto un albanese, oppure un drogato. O un drogato albanese.
A casa di Federico, alle 8 ci si accorge che il letto è vuoto. Il cellulare squilla invano quando sul display si illumina la parola "mamma". Pochi minuti dopo, quando è il padre a chiamare (ma sul telefonino è memorizzato col nome, Lino), una voce imperiosa intima di qualificarsi e spiega che stanno facendo accertamenti su un cellulare "trovato per strada". Solo verso le 11 si presenta una pattuglia a casa Aldrovandi e annuncia il fatto con poche, pochissime, parole. Lo zio paterno, Franco, 42 anni, infermiere, parte per l'obitorio. In macchina gli spiegano: "Ha preso qualcosa che gli ha fatto male". Ma il viso sfigurato, il sangue alla bocca e un'ecchimosi all'occhio destro fanno venire troppi dubbi. Poi si saprà di due ferite lacero-contuse dietro la testa, dello scroto schiacciato e di due petecchie - due lividi da compressione - sul collo. "Era una furia", ripetono gli agenti e i funzionari accennando a un comportamento autolesionistico del ragazzo. Dicono che avrebbe sbattuto la testa al muro ma non si troveranno mai tracce di cemento sul viso, né di sangue sui muri vicini. Lo zio e gli amici le cercheranno per giorni intorno alla pozza di sangue davanti all'ippodromo dove "Burro" lascia una poesia dedicata all'amico ma la polizia, così dicono i vicini di casa, gliela farà sparire pochi minuti dopo. Dicono anche, in questura, che sarebbe stato abbandonato dai suoi amici che, invece, respingono decisamente l'accusa. La felpa e il giubbino di quella sera, restituiti alla famiglia, sono intrisi di sangue. Il mattinale domenicale della questura spara subito la tesi del "malore fatale". Le indagini partono dal medico di famiglia a cui verranno chieste notizie sul "drogato", lo stesso si cercherà di fare con i compagni di Federico, convocati dalla narcotici e dalla mobile e torchiati con domande da film di serie B: "Lo sappiamo che siete tutti drogati, diteci dove comprate la roba". Anche a loro la solita versione: Federico sarebbe stato trovato su una panchina, ucciso da uno "schioppone", ossia da un malore. Ma il giorno dopo un giornale azzarda dei dubbi. La questura riesce a far calare il silenzio, chiede (e ottiene) di pubblicare sotto gli articoli sulla vicenda la storia di una maga condannata per calunnia alla polizia. E, stranamente, le indagini d'ufficio vengono assegnate dal pm proprio alla polizia. Vengono convocati i genitori, senza avvocato, per sentirsi ripetere la versione dell'overdose, della gioventù bruciata ecc... Il procuratore capo dirà perentorio che la morte non è stata causata dalle percosse anticipando l'esito di una autopsia, allora appena disposta, e non ancora resa nota. Anzi, per la quale è stata chiesta un'ennesima proroga.
La perizia tossicologica, però, smentisce la polizia. Dovrà essere l'autopsia a chiarire le circostanze. Il rapporto delle volanti svela che quattro agenti sono dovuti ricorrere alle cure del pronto soccorso: due sono usciti con una prognosi di sette giorni, gli altri addirittura di 20. Ma nessuno s'è fatto ricoverare. E' forse il primo caso nella storia della ps, di poliziotti aggrediti che non lo sbandierano ai quattro venti. Perché? Perché non ammettere la colluttazione? Federico si sarebbe difeso o ha aggredito? Perché usare le manette quando esistono procedure precise per sedare persone con funzioni respiratorie compromesse dall'uso di sostanze? Ci sono pure manganelli in questa storia. Uno addirittura s'è rotto quella mattina, probabilmente sulla schiena, sulle gambe e sul viso del ragazzo. I segni fanno pensare che fosse impugnato al rovescio. Il sangue sul vialetto e sui vestiti fa pensare che le botte sarebbero iniziate a piovere prima del luogo della morte. Forse lo inseguivano, forse urlava mentre fuggiva. Forse è per questo che sono stati chiamati i rinforzi: un'altra volante e una gazzella. "E' una calunnia inopportuna e gratuita. Non è neppure ipotizzabile che sia morto per le percosse - dice ancora a "Liberazione" Elio Graziano, questore di Ferrara - è stata una disgrazia, una vicenda penosissima, era in stato di esagitazione. Quando i "nostri" lo fermarono morì, ritengo per gli effetti delle sostanze. E poi ci sono i testimoni...". Già, i testimoni: quelli che si sentono in giro sono resoconti vaghi ed evasivi di persone che avrebbero sentito solo urla e sgommate. Ma Ferrara è una città piccola, tutti sanno tutto. Qualcuno ha visto Federico immobilizzato, a terra, col ginocchio di un agente puntato sulla schiena e un manganello sotto la gola mentre l'altra mano del tutore dell'ordine gli tirava i capelli. Il ragazzo sussultava, faceva salti di mezzo metro. A fianco a lui, una poliziotta si sarebbe vantata: "L'ho tirato giù io, 'sto stronzo!". Così avrebbe riferito un testimone, ragazzo sveglio e vivace, si dice, probabilmente immigrato, ma stranamente sparito di fretta dalla città. Anche sua madre ha visto tutto e non solo lei. Gli Aldrovandi sperano che il clamore della notizia su questo e altri giornali faccia tornare la memoria a qualcuno.
Nei corridoi della questura, la vicenda viene minimizzata ma il blog della signora Patrizia sta seminando preoccupazione e nervosismo. Si lascia trapelare a mezza voce che il ragazzo fosse un tossico e la sua una famiglia "problematica" seguita da un "prete di frontiera". Pare che anche un carabiniere della gazzella abbia esclamato alla vista del corpo: "Ecco il solito coglione di don Bedin!".
Domenico Bedin è il parroco di S. Agostino, prete coraggioso, fondatore di un'associazione che aiuta poveri (italiani e no), tossicodipendenti, giovani, migranti con o senza carte. La foto di Federico è infilata nella cornice dello specchio nel suo ingresso della canonica. Conosce gli Aldrovandi e i loro amici, "gente normalissima - conferma - e il ragazzo aveva un buon carattere e non era un tossico".
La città. "La città non ha reagito - continua don Bedin - non ha mostrato rabbia, né passione. Per i giovani è difficile trovare stimoli, sentirsi coinvolti in un progetto. Si vive una specie di attesa degli eventi, c'è chi viene a chiedermi informazioni ma sottovoce. La Bossi-Fini, che produce clandestinità, ha aumentato la tensione tra chi vive per strada. Lo hanno ammesso gli stessi carabinieri nel loro rapporto di fine d'anno". Il capo della mobile si vanta sulla stampa dell'aumento degli arresti ma "la città è sostanzialmente tranquilla - spiega Riccardo Venturi, uno dei legali della famiglia - ma l'ossessione sicuritaria viene follemente pompata, si scimmiotta Bologna con il terrore degli extracomunitari. Ma siamo una città dormitorio, senza fabbriche ma anche senza baraccopoli, una città che vive di se stessa". Una città che deve capire perché così tanta violenza e tante bugie contro il ragazzo che non aveva mai fatto male a nessuno. La famiglia, sua madre è impiegata al comune, suo padre è ispettore della polizia municipale, chiede solo di conoscere la verità e "che la sappiano tutti, senza fango su Federico". Rifondazione comunista, in città e in parlamento annuncia la presentazione di interrogazioni urgenti a firma della deputata Titti De Simone e della consigliera Irene Bregola. Sulle tv private il questore insiste: "L'intervento degli operatori è avvenuto al solo scopo di impedire al giovane di continuare a farsi del male". Missione fallita.
                                                                                                      
Checchino Antonini
Fonte: Liberazione 12 gennaio 2006
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